SaVOT
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Storico Caffè dell'Ussero La Goliardia pisana può vantare il più antico episodio goliardico italiano documentato, descritto da Ersilio Michel in “Maestri e scolari dell'Università di Pisa nel Risorgimento nazionale” (Sansoni, Firenze, 1949) e relativo all'anno 1820: “In Pisa li Scolari clamorosi, e amanti del disordine composero una Satira contro quei compagni loro, che sdegnando di seguirli nelle sregolatezze cercavano di vivere modestamente [...]. Era questa Satira in Sestine [...]. L'Autore figurava, che questi Scolari divisi dal resto dei sussuratori si adunassero in Casa di uno di loro, per formare una specie di Governo Monarchico fra questo ceto; da essi caratterizzato col soprannome di Beccaccini, perché amanti di portare al collo de' fazzoletti sopraffini colle becche del solino pinzute, e fuori della Corvetta, perché ricusavano mostrarsi al pubblico in Cacciatora verde, che è il distintivo Carbonico [...]. Fanno poi che [il Re dia] delle Cariche di Corte, e istituisca un Ordine Cavalleresco detto dei Somari, satarizzando per nome tutti coloro a cui si distribuiscono l'impieghi. Un certo Ricci Studente Livornese in pubblico Caffè dell'Ussero salì sopra un tavolino, e lesse questa Satira. Il giorno dopo ebbe due ore di tempo a partire. ” W l'Ussero, W l'Italia, un sospeso!
La Sapienza La facciata del Palazzo della Sapienza, di tradizione brunelleschiana, risale al 1472, anche se è stata completata nel 1543. L'antica Aula Magna possiede ritratti dei più celebri maestri dello Studio pisano e la statua in marmo di Galileo Galilei di Emilio Demi, inaugurata nel 1839 durante il Primo Congresso degli Scienziati Italiani. Fra i cimeli galileiani, si segnala un busto ottocentesco in gesso raffigurante Galileo e un dipinto di Antonio Caimi (1946) con lo scienziato pisano in atto di presentare il cannocchiale al Senato veneto, donato alla Biblioteca Universitaria dal Prefetto Luigi Torelli in occasione del terzo centenario della nascita di Galileo, svoltosi a Pisa nel febbraio 1864; la nuova Aula Magna conserva un ciclo di eleganti affreschi di Adolfo de Carolis, degli inizi del XX secolo. Nell'edificio ha anche sede la Biblioteca Universitaria, ricca di manoscritti e di edizioni pregiate. Essa fu aperta al pubblico nel 1742. Il fondo iniziale, costituito in gran parte dalla biblioteca privata del giurista Giuseppe Averani, si arricchì grazie alle accessioni, nel 1757, della biblioteca di Anton Francesco Gori e, nel 1771, per volere del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena, di molti volumi doppi della Biblioteca Mediceo-Palatino-Lotaringia. Nel 1783 alla Biblioteca Universitaria pervenne il ricco patrimonio librario del monastero dei Camaldolesi di San Michele in Borgo, arricchito dal matematico Padre Guido Grandi. Sono i manoscritti appartenuti a Grandi a costituire il nucleo più rilevante del fondo, con scritti di idraulica, matematica, fisica, meccanica. Di particolare interesse risulta il carteggio, che comprende circa 4.000 lettere tra il matematico pisano e illustri corrispondenti come Alessandro Marchetti, Antonio Magliabechi, Eustachio Manfredi, Antonio Vallisneri. .
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