SaVOT  - La Battaglia di Curtatone e Montanara
 
         
 

"...Lo schieramento piemontese si estende da Mantova oltre Pastrengo, raggruppato in maggioranza attorno a Peschiera, e nelle posizioni di Santa Giustina, Sonà, Sommacampagna e Villafranca, mentre presso Mantova rimangono i Toscani e i Napoletani, congiunti al resto dell'esercito soltanto da alcune postazioni in direzione di Goito. Allora il Radetzky pensa di piombare sui Toscani, sbaragliarli prima che possano ricevere soccorsi, quindi risalire il Mincio dalla destra, distruggere i magazzini di viveri del nemico e i ponti e dar modo al generale Zobel di scendere da nord, dalla valle dell'Adige, approvvigionare Peschiera e chiudere i Piemontesi fra il Mincio e l'Adige. Affidata la custodia di Verona al generale Thurn, Radetzky divide le sue truppe in due corpi d'armata al comando dei marescialli Eugen Wratislaw e Kostantin D'Aspre; la riserva è comandata dal maresciallo Gustav Wocher.

Il 27 maggio Radetzky lascia Verona per aggirare da sud i Piemontesi e il 28 maggio si accampa a San Giorgio di Mantova. Il maggiore Fontana, venuto a conoscenza di tale manovra, avvisa il generale Bava a Custoza ed il generale De Laugier alle Grazie. Per evitare un possibile attacco delle truppe austriache provenienti da Mantova, alle spalle dell'esercito piemontese, si appronta una linea difensiva sulla strada che da Montanara risale per Curtatone, Grazie, Castellucchio e Rivalta verso Goito. Su questa linea, sino dall'aprile 1948, è schierato il Corpo di Spedizione Tosco Napoletano costituito da reparti toscani regolari, da soldati dell'Armata Napoletana e da molti volontari. La località Le Grazie è la sede del Quartier Generale Toscano del generale Ulisse d'Arco Ferrari, sostituito dopo il 25 maggio, dal generale Ettore De Laugier de Bellecour. Qui, oltre al comando sono acquartierate, utilizzando anche il piazzale del Santuario, le riserve, il Battaglione Universitario, un ospedale da campo ed i depositi. I giovani volontari, molti dei quali appartengono alla nobiltà toscana, non hanno addestramento militare, sono insufficientemente armati e gli ufficiali sono i loro stessi professori graduati per l'occasione. Nei quindici giorni trascorsi alle Grazie, oltre a qualche esercitazione militare, trascorrono il tempo fraternizzando con la popolazione. Il De Laugier, ha già dato ai circa settemila uomini ai suoi ordini le disposizioni necessarie e aspetta il nemico con la sua divisione, dislocata a Goito, a Sacca, a Rivalta e a Castellucchio. A Curtatone sono i volontari fiorentini e napoletani, comandati da Giovanni Campia e Corradino Ghigi e i bersaglieri di Malenchini; a Montanara sono i regolari napoletani, comandati dal colonnello Matteo Giovanetti e i civici fiorentini del maggiore Beraudi; il Battaglione Universitario è lasciato di retroguardia alle Grazie.

La mattina del 29 maggio due colonne di soldati austriaci, al comando di Felice e Carlo Schwartzenberg, si dirigono la prima verso il ponte sull'Osone in Curtatone, la seconda prende la strada dell'Eremo per attaccare Montanara e San Silvestro, una terza al comando di Friedrich Liechtenstein, prende la via di Buscoldo per aggirare Montanara. Sono oltre ventimila uomini che fuoriescono da Mantova per attaccare i tosco napoletani e compiere la manovra di aggiramento delle truppe sardo piemontesi. Gli attaccanti però trovano una resistenza ben superiore al previsto.

La battaglia comincia con l'assalto a Curtatone e si espande dalle rive del lago Superiore in località Quattro Venti e dal corso dell'Osone sin oltre Montanara. Due volte la brigata Benedek assale e due volte è respinta, mentre i cannoni del capitano Niccolini controbattono le numerose artiglierie nemiche. Il generale De Laugier è travolto dalla sua stessa cavalleria, rimane ferito al costato e continua a combattere con un cavallo in prestito. Il cannoniere Elbano Gasperi, quasi nudo perché i suoi vestiti sono stati bruciati da un razzo incendiario, corre da un pezzo di artiglieria all'altro e fa fuoco. A Le Grazie, per disposizione del comando, il Battaglione Universitario, forte di circa trecento giovani, sarebbe dovuto rimanere in attesa di ordini. I volontari, udito il fragore della battaglia, (il fronte è a non più di due chilometri), avanzano spontaneamente, raggiungono il fronte e si battono eroicamente. Due compagnie si schierano in aperta campagna e lungo le spallette del ponte sull’Osone, canale che scorre oltre Curtatone, ed aprono il fuoco. Il maggiore Mossotti trattiene a fatica altri volontari fra le ultime case del borgo per non impegnar subito tutte le scarse unità disponibili. Si vuole ad ogni costo sventare l’insidiosa manovra nemica, che ora preme su Curtatone, cerniera dello schieramento, per aver libero il passo e rimontar la riva destra del Mincio verso Goito.

Intanto le Grazie si riempiono di feriti, ma sono troppi e sono ricoverati anche nel Santuario e nelle case private, curati dai medici diretti da Ferdinando Zannetti, mentre sul piazzale sono installati altri posti di medicazione. Contro il terrapieno difeso dai Toscani e dai Napoletani si susseguono gli assalti, ma ad ogni attacco segue un contrattacco dei giovani volontari. Dopo l'ultimo assalto della brigata Benedek spalleggiata dalla brigata Wolgemuhl, resistere diventa impossibile e il generale De Laugier, inviati inutilmente al generale Bava ben cinque dispacci per avere aiuto, ordina ai superstiti di ripiegare su Goito. La retroguardia è formata dal contingente al Ponte sull’Osone e dal presidio del Mulino. Nei violenti combattimenti il capitano Leopoldo Pilla è uno dei primi a cadere sulla spalletta del ponte e Ottaviano Mossotti è ferito ma riesce a cavarsela. Mentre il contingente toscano si sta ritirando, Giuseppe Montanelli si è aggregato alla Compagnia di bersaglieri comandata da Vincenzo Malenchini. Asserragliati in una costruzione detta “il molino” sono attaccati da un battaglione di croati e Montanelli è colpito alla spalla da un proiettile. I croati entrano nel “molino” e lo trovano ferito e assistito, insieme agli altri feriti, da due coraggiosi medici, Barellai e Paganucci, che non hanno voluto abbandonarli. Sono tutti fatti prigionieri e condotti a Mantova. Anche a Montanara i toscani e i napoletani del Giovannetti respingono ripetuti assalti del nemico, ma dopo ore di combattimenti, ormai decimati, sono costretti a ripiegare su Castellucchio. La battaglia del 29 maggio è una sconfitta per i tosco napoletani ma il loro sacrificio non è vano perché l’imprevista ed eroica resistenza al grido di “Viva l'Italia” blocca l'esercito austriaco che, per le perdite subite, non passa all'inseguimento.

"... io son di quei che intrepidi contesero il passaggio
a trentamila austriaci il ventinove maggio... ".

Il Radetzky, preoccupato dalla straordinaria resistenza trovata, rimanda al giorno dopo il proseguimento dell'azione di attacco. Questo permette ai sardo-piemontesi di riorganizzarsi e consente a Carlo Alberto di concentrare su Goito ventiduemila uomini. A mezzogiorno del 30 maggio l'esercito sardo è completamente schierato. Nel pomeriggio l'armata imperiale si presenta forte di venticinquemila uomini. Radetzky pensa di impadronirsi di Goito, aggirare la destra dei Piemontesi e farli indietreggiare fino al Mincio. L'attacco austriaco comincia lungo la strada di Sacca, con un nutrito fuoco d'artiglieria, cui i Piemontesi rispondono colpo su colpo. Gli Austriaci attaccano per cinque volte ma sono sempre respinti; all'altro capo della città invece riescono a sfondare e sembra che tentino di gettare un ponte per attaccare alle spalle gli Italiani. Tutto lascia pensare che ormai gli Austriaci abbiano la vittoria in pugno, ma l'artiglieria piemontese, riesce a fermarli, mentre il duca di Savoia conduce una carica alla baionetta, generando scompiglio nelle forze nemiche. Dopo sette ore di combattimento il maresciallo Radetzky ordina la ritirata su tutta la linea. Solo una brigata piemontese di cavalleria si mette ad inseguire gli austriaci che nei ripetuti assalti hanno causato ai Piemontesi notevoli perdite. Il Re e il duca di Savoia sono leggermente feriti. I generali che hanno in mano la strategia della guerra hanno commesso l’errore di non avvalersi di tutte le truppe disponibili. Anche Radetzky ha fatto errori e la vittoria gli sfugge per essersi privato di un terzo delle sue forze inviate verso Ceresara. Dodicimila uomini che rimangono inutilizzati, quando invece sarebbero stati per lui decisivi a Goito su quella critica ala destra che il generale Bava ha fortunosamente difeso.

Nel frattempo Peschiera è capitolata e Carlo Alberto, ricevuta la notizia della resa, pronuncia la storica frase: "I Toscani sono vendicati". Mentre le truppe urlano "Viva il re d'Italia!" dice a Luigi Carlo Farini, medico, carbonaro e futuro cittadino piemontese: "No, qualunque cosa io faccia, gli Italiani a me non crederanno mai; se ci sarà un re d'Italia, quello sarà mio figlio Vittorio Emanuele". Quindi rientra a Valeggio dov'è il suo quartiere generale. L'1 giugno a Peschiera presenzia ad una messa nella cattedrale con i soldati per ringraziare Dio della vittoria. Il Maresciallo austriaco, che si è ritirato con il suo esercito verso Mantova, si aspetta di essere attaccato dai Piemontesi e si adopera a fortificare le fattorie e i villaggi, ad abbattere alberi, ad ingombrar le strade e a demolire i ponti per ostacolare l'avanzata degli Italiani. I Piemontesi però, invece d'inseguire il nemico e tagliarlo fuori dell'accesso all'Adige, rimangono sulle posizioni acquisite. Lo Stato maggiore piemontese suppone che gli Austriaci avrebbero attaccato a breve e di conseguenza concentra tra Goito e Volta soldati e artiglierie. L'esercito è schierato e pronto al combattimento, ma nel giorno e nel posto sbagliato perché il Radetzky toglie il campo in gran fretta e si dirige verso Mantova e quindi verso Legnago. Il Bava non tenta l'inseguimento e piazza le truppe nelle stesse posizioni che occupavano prima della battaglia di Goito. Il Battaglione Universitario Toscano, dopo la ritirata verso Goito, è trasferito e sciolto a Brescia il 18 giugno 1848, ottantanove giorni dopo la partenza da Pisa."


(da René Olè, "DeGoliardicaRe", in corso di pubblicazione)


* Ottaviano Mossotti nacque a Novara nel 1791. Nel 1811 si laureò in fisica e matematica con il massimo dei voti nell’Università di Pavia. Nel 1840, per volere del governo granducale, Mossotti fu chiamato a Pisa come professore di fisica matematica, meccanica celeste e geodesia. Morì a Pisa il 20 marzo 1863 e fu sepolto nel Camposanto monumentale con solenni onoranze funebri, cui partecipò una rappresentanza della sua città natale, che al nome dello scomparso intitolerà una delle sue strade principali. A Pisa Via O. Mossotti si trova tra Lungarno G. Galilei e Via San Martino.

* Silvestro Centofanti nacque nel 1794 a Calci nella villa Buieri, ex monastero a fianco della Certosa. Si laureò in giurisprudenza all'Università di Pisa, dove ebbe la cattedra di storia della filosofia dal 1841 al 1849. Il suo discorso sul Risorgimento italiano del 15 marzo 1848 fu accolto con entusiasmo dai giovani studenti in procinto di partire per la guerra. Morì a Pisa nel 1880. A Pisa Via S. Centofanti si trova tra Via Battelli e Via Don G. Bosco.

* Luigi Pacinotti nacque a Pistoia nel 1807. Si trasferì a Pisa dove si laureò in matematica nel 1828. Nel 1831 fu chiamato a ricoprire la cattedra di fisica sperimentale nell'Ateneo pisano. Nel 1848, lasciando la moglie e la già numerosa famiglia (il figlio più famoso fu Antonio), corse sui campi lombardi e prese parte alla battaglia di Curtatone. Pacinotti fu tra i pochi docenti che giunsero a compiere il cinquantesimo anno d’insegnamento. Morì nel 1889.

* Leopoldo Pilla nacque a Venafro il 20 ottobre 1805. All’età di quattordici anni si trasferì a Napoli per gli studi universitari. Nel 1825 uscì dal collegio di medicina veterinaria con il titolo di medico veterinario. Nel 1829 si laureò anche in medicina e in chirurgia. Poi decise di frequentare un corso di studi di geologia e mineralogia e divenne un esperto e noto vulcanologo. Partì con il grado di capitano del Battaglione Universitario il 22 marzo del 1848. Leopoldo Pilla morì il 29 maggio sulla sponda dell’Osone mentre distribuiva le munizioni. Il suo corpo non fu mai ritrovato. A Pisa Via L. Pilla congiunge Via G. Montanelli alla Via Emilia.

* A Fucecchio sono nati Giuseppe Montanelli, uomo di lettere e politico, nel 1813, e Indro Montanelli, giornalista e storico, nel 1909. In prossimità del poggio salamartano sorge il palazzo Montanelli al cui interno è ospitata la fondazione Montanelli Bassi, in cui si conservano, oltre alla biblioteca, lo studio milanese e romano di Indro Montanelli, qui ricostituiti dopo la sua morte. Partecipò alla prima guerra d’indipendenza, come ufficiale dei volontari universitari pisani. A Curtatone fu ferito e fatto prigioniero. Morì nel 1862. A Pisa Via Montanelli si trova tra Piazza S. Giusto e Via Bertani.

* Carlo Matteucci nacque a Forlì nel 1811. Fu ammesso giovanissimo all'Università di Bologna, dove si laureò in scienze matematiche e fisiche nel 1829 e frequentò con profitto anche la Scuola politecnica di Parigi. Nel 1848 fu uno degli ufficiali comandanti del Battaglione Universitario Toscano. Morì nel 1868 a Livorno in località Ardenza e fu sepolto nel Camposanto Monumentale di Pisa. A Pisa Via C. Matteucci si trova tra Via G. Matteotti e Via Cisanello.

* Raffaele Piria nacque a Scilla di Calabria nel 1814. Fu Professore di chimica organica nell'Università di Pisa, dove ebbe fra i suoi allievi Stanislao Cannizzaro e Cesare Bertagnini. Insieme a Pilla e Matteucci fu il promotore del Battaglione Universitario. Concluse la sua esistenza a Torino nel 1865. A Reggio Calabria Via R. Piria si trova tra Via del Plebiscito e Via D. Vitrioli.

* Giovanni Battista Giorgini, nato a Lucca nel 1818, era il secondo figlio del Senatore Gaetano. Si laureò in legge a Pisa e insegnò storia del diritto e filosofia del diritto alla Normale di Pisa e a Siena. Nel 1846 sposò Vittorina Manzoni, figlia di Alessandro. Nel 1848 partì con il Battaglione degli Universitari Pisani con Giorgio, suo fratello maggiore, e combatterono in terra lombarda. Nel maggio del 1860 comandava i Presidi di Orbetello quando Garibaldi fece tappa a Talamone con i Mille. Anche il fratello minore Carlo combatté nel Battaglione Volontari Toscani a Montanara, guadagnandosi una nota di merito. A Massa Via G.B. Giorgini si trova tra Via delle Cateratte e Via Giulio cesare.

* Riccardo Felici, nato a Parma l’11 giugno 1819 alla fine del 1839 si trasferì a Pisa, dove si laureò in Scienze matematiche. Nel 1848 fu tenente nel Battaglione Universitario. Morì nel 1902 in località Sant'Alessio di Lucca. A Pisa Via R. Felici si trova tra Via Garibaldi e Via Betti.

* Enrico Betti nacque nel comune di Pistoia il 21 ottobre 1823. Studiò nel Liceo classico Forteguerri di Pistoia e poi all'Università di Pisa. Laureato in matematica e fisica nel 1848 si arruolò nel Battaglione Universitario e partecipò alla battaglia di Curtatone e di Montanara. La sua morte avvenne nel 1892 a Soiana (Terricciola) quando la maggior parte dei Professori e degli studenti erano assenti per la chiusura estiva dell'Università. Per volontà del Comune le spoglie di Enrico Betti riposano nel camposanto urbano di Pisa. A Pisa Via E. Betti si trova tra Piazza Bartolo di Sassoferrato e Largo C. Marchesi.

* Cesare Bertagnini nacque a Montignoso (MS) nel 1827. Studiò chimica a Pisa con Raffaele Piria e si laureò nel 1848. Nello stesso anno combatté con il Battaglione Universitario a Curtatone e Montanara. Nel 1857, malato di tisi, intraprese un viaggio a New York e al ritorno fu obbligato a stabilirsi a Viareggio dove morì nel 1857. E' sepolto a Pisa.

* Il livornese Guglielmo Martolini fu professore di Architettura e uno dei primi ad arruolarsi nel Battaglione Universitario toscano. Gli studenti livornesi che combatterono a Curtatone e a Montanara furono poco meno di una ventina.

* Ferdinando Zannetti nacque a Monte San Savino (AR) nel 1801. Si laureò in medicina all'Università di Pisa e poi si trasferì a Firenze dove gli fu assegnata la cattedra di Clinica Chirurgica e di Anatomia. Nel 1948 si arruolò volontario e fu nominato chirurgo in capo nel reggimento degli studenti toscani. Dopo le battaglie di Curtatone e Montanara. fu decorato con la medaglia d'oro al valor militare. Ritornato a Firenze cercò di mediare tra le diverse fazioni della turbolenta neonata repubblica Toscana, soprattutto in merito alla rivolta di Livorno e al destino di Guerrazzi. Con la restaurazione dei Lorena, venne epurato per tradimento e gli fu tolta la cattedra universitaria. Il celebre chirurgo nel novembre 1862 fu chiamato a Pisa, per estrarre la pallottola incastrata nell'anca del generale Garibaldi ferito in Aspromonte, evitandogli così l'amputazione. Dopo la sua morte nel 1881 la città di Firenze gli intitolò una via e pose una lapide commemorativa sulla porta della sua residenza fiorentina.

* Acconci Alberto nacque a Pisa il 9 dicembre 1828. Si arruolò nella Guardia Civica pisana e morì a Theresienstadt il 22 marz (Nome presente sulla lapide affissa nel Camposanto monumentale).

* Amidei Giuseppe nacque a Massa Marittima il 28 agosto 1823, Si arruolò nella Guardia nazionale, il 29 maggio fu gravemente ferito e morì l'11 luglio all'ospedale di Castiglione dello Stiviere.

* Apolloni Apollonio fu mazziniano e anticlericale nella zona di Montelaterone, presso Arcidosso. Laureato in medicina a Pisa partecipò a tutte le campagne garibaldine e fu il primo presidente della Società di Cremazione di Pisa.

* Baroni Giosafatte nacque a Pisa nel 1827, si arruolò e combatté a Curtatone e Montanara nelle file del Battaglione civico pisano-senese.

* Bartorelli Alcibiade, pisano, morì sui campi lombardi (Nome presente sulla lapide affissa nel Camposanto monumentale).

* Barzacchini Francesco, volontario, nacque a Campiglia (LI) il 21 luglio 1821 e morì a Montanara il 29 maggio.

* Barzellotti Luigi, volontario, nacque a Pian Castagnaio (SI). Il 29 maggio fu ferito a Curtatone, ma continuò a combattere con l'aiuto del suo professore di matematica finché ebbe il capo troncato da una palla di cannone.

* Bechelli Alberto, volontario, nacque a Pistoia l'8 dicembre 1828 e morì a Curtatone il 29 maggio.

* Becheroni Achille, bersagliere, nacque a Poggibonsi (SI) il 5 ottobre 1817. Artista inquieto si arruolò nei bersaglieri e ferito a Montanara il 29 maggio morì nell'ospedale di Mantova.

* Bernardini Virgilio, volontario, nacque nel 1832 a Convalle (LU). Nella battaglia di Curtatone cadde gridando più volte Viva l'Italia!

* Bernini Riccardo, volontario, studente di medicina, nacque a Livorno nel 1827 e morì alle Grazie il 29 maggio.

* Biagiotti Giovacchino, volontario, nacque a Firenze nel 1829, morì a Curtatone il 29 maggio.

* Bianchini Romualdo, giovane scultore dello studio fiorentino di Giovanni Duprez, morì il 29 maggio a Montanara.

* Brachini Angiolo, studente in giurisprudenza all'Università di Siena, fu ferito il 29 maggio a Curtatone.

* Buonfanti Roberto, volontario e sacerdote, nacque il 20 novembre 1826 a Lamporecchio (PT) e morì il 29 maggio a Curtatone. La salma non è mai stata ritrovata.

* Calosi Leopoldo, laureatosi nell'Università di Pisa, morì a Montanara il 29 maggio.

* Carega Francesco, agronomo, nacque a Livorno nel 1831. Combatté tra i volontari Toscani a Curtatone e nel 1859. Caselli Paolo nacque a Firenze nel 1831 e morì a Curtatone mentre riforniva di munizioni i compagni.

* Ceccherini Alessandro nacque a Pisa nel 1824. Fu ferito mortalmente il 29 maggio a Montanara e morì in ospedale a Mantova i primi di giugno. (Nome presente sulla lapide affissa nel Camposanto monumentale).

* Chiavacci Armando nacque a Pistoia il 18 agosto 1818. Si arruolò nella guardia nazionale e morì il 29 maggio in Lombardia.

* Colombi Cesare di Montepulciano (SI), studente di legge, fu ferito a morte il 29 maggio a Curtatone.

* Diddi Tito nacque a Firenze nel 1826. Il 29 maggio fu ferito in più parti dalla mitraglia e morì il 22 giugno all'ospedale di Mantova.

* Di Lupo Parra Pietro, pisano, partecipò agli scontri del 5 e del 13 maggio e all'assedio di Peschiera. Il 29 maggio seguì Montanelli al Molino dove una palla di moschetto lo uccise. (Nome presente sulla lapide affissa nel Camposanto monumentale).

* Fedeli Leopoldo nacque a Siena l'1 aprile 1825. Partì per la Lombardia pur soffrente di malaria. Il 29 maggio fu ferito e fatto prigioniero a Montanara. Morì a Mantova il 3 agosto.

* Foresti Pio nacque a Casale (PI) il 19 gennaio 1813. Organizzò la ritirata verso Goito e morì il 3 maggio a San Silvestro.

* Fusi Giuseppe, dottore in medicina, nacque a Massa Marittima (GR) l’1 novembre 1831 e morì il 29 maggio.

* Giovannetti Giuseppe di Lucca, tenente colonnello, fu presente nelle battaglie di Curtatone e Montanara. In località Pecorile il 9 agosto fu ucciso da una fucilata sparata da uno dei suoi soldati. Ne seguì un arresto e un processo, ma non una condanna per l'incerta colpevolezza dell'arrestato.

* Guerri Luigi, fiorentino, a Montanara fu ferito e fatto prigioniero. Fu Professore di Chimica Farmaceutica a Firenze.

* Landucci Ferdinando, nacque a Pescia il 4 dicembre 1791 e morì alle Grazie il 17 maggio 1848.

* Lazzeretti Enrico nacque a Montepascoli (GR) il 17 maggio 1827. Ferito nel combattimento del 13 maggio a Curtatone, fu decorato con medaglia d'argento da Carlo Alberto e in seguito morì assistito dal commilitone Buonamici.

* Lorenzini Carlo (il Collodi). Nacque a Firenze il 24 novembre 1826. Nel 1848 si arruolò fra i volontari toscani che partecipano alla Prima Guerra d’Indipendenza e combatté a Curtatone e Montanara.

* Lotti Francesco nacque a Pisa nell'anno 1818. Si arruolò nel Battaglione pisano e il 29 maggio morì dicendo addio al fratello. (Nome presente sulla lapide affissa nel Camposanto monumentale).

* Malenchini Vincenzo nacque a Livorno l’8 agosto 1813. Comandò i bersaglieri a Curtatone e a Novara, partecipò alla campagna bellica del 1859, alla spedizione dei Mille e combatté ancora nel 1866 e a Roma nel 1870.

* Mancianti Mariano nacque a Siena il 2 gennaio del 1817. Il 29 maggio fu tra i primi morti del Battaglione senese-pisano a Montanara.

* Matteoli Tito, pisano, morì sui campi di Lombardia(Nome presente sulla lapide affissa nel Camposanto monumentale).

* Mazzei Alfonso nacque a Pistoia il 29 settembre 1831 e morì combattendo il 29 maggio.

* Menabuoni Roberto nacque il 19 luglio 1827 a Livorno. Partecipò alla battaglia di San Silvestro e il 29 maggio a Montanara fu colpito mortalmente.

* Molli Liberato nacque ad Arezzo nel 1822. Come architetto e ingegnere fu assegnato alla costruzione delle difese del campo di Montanara e morì sul parapetto della trincea.

* Nerli Giuseppe, di Siena, il 29 maggio fu fatto prigioniero insieme a un commilitone. Morì poco dopo il suo ritorno.

* Newton Alfredo, inglese di nascita, italiano per l'affetto che portava alla nostra terra. Nella battaglia del 29 maggio a Montanara fu ferito e creduto morto, ma un ufficiale austriaco lo fece trasportare a Mantova. A Pienza lo piansero finché non ritornò in città convalescente.

* Passerini Dionisio nacque a Cortona (AR) nel 1826. Laureato in ingegneria, combatté a Curtatone e Montanara Pierallini Francesco di Bibbiena (AR), soprannominato il Grillino, il 29 maggio fu ferito e spirò fra le braccia del suo compaesano Ghilardi.

* Pierotti Luigi nacque a Pistoia nel 1818, fu ferito mortalmente alle Grazie il 29 maggio, e morì all'ospedale di Castiglione dello Stiviere il 7 giugno.

* Pifferi Pietro nacque ad Arcidosso di Val d'Orcia nel 1828. Il 29 fu ferito alla coscia destra e in attesa dell'ambulanza fu collocato sulla barella. Sopraggiunse la cavalleria ungherese e il soldato Baroncelli passò un moschetto al Pifferi, che lo scaricò addosso ai nemici, che infierirono su di lui, mutilandolo.

* Poggesi Ranieri, volontario pisano, morì ventenne a Curtatone mentre tentava salvare un cannone avuto in consegna. F.D.Guerrazzi il 30 novembre raccomandò a Francesco Ruschi, Gonfaloniere di Pisa, una petizione ricevuta da Lorenzo Poggesi che chiedeva una lapide nel Campo Santo per suo figlio Ranieri. Una lapide fu affissa nel camposanto dal Municipio di Pisa il 9 dicembre 1848. Vi sono incisi nove nomi fra cui quello di Ranieri.

* Renard Ulisse nacque a Firenze nel 1823. Partecipò ai combattimenti del 5, del 10 e del 13 maggio. Il 29 fu ferito tre volte e rifiutò il ricovero in ospedale. Poi cadde colpito a morte.

* Sacchi Paolo nacque a Bibbiena (AR). A Curtatone il 29 maggio i suoi soldati rimasero senza cartucce e Paolo andò a recuperarle nelle tracolle dei morti, ma fu ferito, fatto prigioniero e portato a Theresienstadt. Morì per un’infezione della ferita.

* Santini Luigi, bersagliere, fu ferito presso il mulino di Curtatone. Si rialzò e continuò a combattere fino alla morte.

* Sarcoli Pietro nacque a Massa Marittima (GR) il 26 giugno 1817. Il 29 maggio i nemici attaccarono in forze il suo avamposto e morì con la baionetta spianata contro gli Austriaci.

* Senesi Ranieri nacque nel 1830. Studiò all'Università di Siena e combatté come "4° Sargente" a Curtatone e Montanara con il soprannome di "Montagnola".

* Sforzi Temistocle nacque a Livorno il 24 luglio 1826. Laureando in scienze naturali a Siena, partì da Pisa col Battaglione Universitario con il suo amico Azzati. Il 29 maggio fu il primo a morire nell’attraversamento di un piccolo ponte.

* Sforzi Aristide, fratello di Temistocle, nacque a Livorno il 16 giugno 1830. Diciottenne partì da Livorno come milite civico e combatté il 13 maggio a Curtatone e il 29 maggio a Montanara dove morì lo stesso giorno del fratello. Un terzo fratello, Napoleone, fu fatto prigioniero.

* Simoncini Pietro nacque a Fucecchio (FI). Il 13 maggio fu ferito a Curtatone all'avambraccio sinistro, per cui fino al 29 luglio seguente rimase nell'ospedale di Villafranca.

* Solimeno Giuseppe nacque a Marciana (PI) il 10 febbraio 1806. Ferito mortalmente il 29 maggio, morì l'1 dicembre dopo una dolorosa agonia. (Nome presente sulla lapide affissa nel Camposanto monumentale).

* Spagnoli Pompeo nacque a Pontremoli nel 1829. Il 13 maggio partecipò alla prima battaglia contro gli austriaci nei pressi di Curtatone. Poi si unì alla Legione Garibaldi e nella battaglia di Mentana rimase gravemente ferito e rientrò a Pontremoli, dove per anni gestì una bottega di barbiere. Il ponte sul fiume Magra verso Viale dei Mille porta il suo nome.

* Taruffi Cesare, volontario, nacque a Firenze il 6 gennaio 1832 e morì a Montanara il 29 maggio.

* Toti Torquato, volontario, nacque il 18 febbraio 1823 in Val d'Arno, morì il 29 maggio a Curtatone, vicino a Leopoldo Pilla agonizzante.

* Vincenti Domenico, volontario, nacque nel 1828 a Santa Reparata in Corsica e morì sul campo di battaglia il 29 maggio.

* Zei Raffaelle, volontario, era uno studente di medicina. Il 29 maggio fu ripetutamente ferito a Curtatone e morì nel campo nemico. Si ignora dove sia sepolto.

* Molti altri eroi.

 
         
         
 
Associazione Culturale SaVOT - Goliardia Pisana - Copyright © 2009